Salute

Fascite plantare: fattori predisponenti e trattamento

Fascite plantare, fattori predisponenti e trattamento - Casa di Cura Villa Mafalda di Roma - Villa Mafalda BlogLa fascite plantare è caratterizzata da dolore che si avverte nella zona del tallone, ma che talvolta può coinvolgere anche la parte centrale della pianta del piede. Vediamo a quali cause può essere associata e come può essere risolta.

Il legamento arcuato è una fascia di tessuto fibroso che corre esattamente sotto la pianta del piede, dal calcagno fino alla base delle dita. La sua funzione è quella di ammortizzare il peso mentre camminiamo, corriamo, saltiamo e persino quando stiamo semplicemente in piedi. Paragonandolo ad una corda, è facile immaginare come una sua eccessiva tensione possa danneggiarlo, generando un’infiammazione: la fascite plantare.

SINTOMATOLOGIA

Come abbiamo detto nell’incipit la fascite plantare è caratterizzata da dolore nella zona del tallone, che talvolta può arrivare a coinvolgere anche la parte centrale della pianta del piede.

Il dolore associato all’infiammazione sparisce quando siamo seduti o sdraiati, poiché in queste due situazioni non vi è alcuna tensione.

Al contrario, al risveglio o dopo essere stati molto tempo seduti, quando si ricomincia a camminare, il dolore si presenta dapprima acuto per poi diminuire man mano che continuiamo a muoverci.

Al peggiorare dell’infiammazione, il dolore diventa più intenso. Questo fa sì che aumenti anche il tempo di cui si ha bisogno affinché il dolore si attenui.

FASCITE PLANTARE: fattori predisponenti

La fascite plantare è associata a una causa puramente di natura meccanica. Questa a sua volta è legata a fattori che possono predisporla, mettendo sotto stress il legamento arcuato, come ad esempio:

  • Attività sportiva. Negli sport come atletica leggera, basket, corsa o calcio la fascia plantare risulta enormemente sollecitata
  • Età, sovrappeso e obesità. L’infiammazione si presenta più frequentemente tra i 40 ed i 60 anni, soprattutto se all’età sono associati obesità e sovrappeso
  • Conformazione anatomica del piede. Sia le persone che hanno il piede cavo sia quelle che lo hanno piatto sono più predisposte a fascite plantare. Il rischio aumenta ancora di più se si si aggiungono i fattori sopra citati, ossia se si tratta di soggetti obesi, sportivi che praticano un’attività fisica troppo intensa oppure donne in gravidanza
  • Gravidanza
  • Calzature. L’utilizzo di scarpe eccessivamente alte o completamente basse è deleterio per la salute dei piedi e, come abbiamo visto in un precedente articolo, anche delle gambe. Il tacco alto costringe il legamento arcuato a rimanere in tensione. La suola piatta provoca lo stesso effetto sulla fascia plantare, a causa della posizione a 90° che deve assumere il piede rispetto alla gamba

FASCITE PLANTARE: trattamento

Quasi sempre il trattamento è di tipo conservativo. Il primo passo è quello di evidenziare eventuali fattori predisponenti come la brevità del tendine d’Achille o la conformazione anatomica del piede (v. piede cavo/piatto).

Per questa ragione in fase acuta è importante non caricare sul piede interessato e rimanere, pertanto, a riposo. In secondo luogo può essere utile:

  • Applicare il ghiaccio
  • Effettuare massaggi con pomate antinfiammatorie
  • Assumere antidolorifici o antinfiammatori per ridurre il dolore, se necessario
  • Fisioterapia (tecarterapia)
Il trattamento della fascite plantare cronica può, invece, prevedere:
  • Esercizi di stretching per rendere più elastico il soleo, ossia il muscolo che si inserisce nel tendine d’Achille
  • Esercizi di stretching per la fascia plantare
  • Esercizi propriocettivi per migliorare l’appoggio del piede e la mobilità della caviglia
  • Utilizzo di foot roller. Si tratta di piccoli cilindri che bisogna far scorrere sotto la pianta del piede per rilasciare la fascia plantare. Ve ne sono alcuni che, tenuti nel freezer prima di essere utilizzati, possono dare maggior sollievo al dolore
  • Sedute di fisioterapia (laser e/o ultrasuoni)
  • Onde d’urto. Nel caso le terapie precedenti non riuscissero a risolvere il problema si può ricorrere alle onde d’urto
  • Chirurgia mini-invasiva. Qualora le terapie conservative risultino insufficienti, è possibile ridurre la tensione del legamento arcuato mediante un intervento di release parziale della fascia plantare. Si tratta di una chirurgia mini-invasiva che si effettua previa anestesia loco-regionale

 

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